Nel suo brillante saggio su Le leggi fondamentali della stupidità umana, pubblicato in inglese nel 1976 e in italiano nel 1988 (all’interno del pamphlet Allegro ma non troppo), lo storico dell’economia Carlo Cipolla divide l’umanità in quattro categorie: i banditi, gli sprovveduti, gli stupidi e gli intelligenti. I primi sono quelli le cui azioni e i cui comportamenti tendono a danneggiare gli altri e avvantaggiare loro stessi; i secondi quelli che, al contrario, danneggiano loro stessi e avvantaggiano gli altri; gli stupidi sono invece quelli che, puntualmente, danneggiano loro stessi e gli altri (risultando, dunque, più deleteri dei banditi); gli intelligenti, infine, sono tutti quelli che, nei vari contesti in cui operano, producono solo e soltanto vantaggi per loro stessi e per gli altri.
Nel suo ultimo libro, freschissimo di stampa, Sauro Pellerucci, fondatore della ‘Human Digital Company’ Pagine Sì! S.p.A., si occupa di quella che può essere considerata una variante spiritualmente più nobile di questi ultimi, che con un’espressione dal sapore antico ma profondamente risemantizzata ribattezza ‘le persone per bene’. Non a caso, il volume in questione si intitola proprio Il mondo delle persone per bene (Sì! Edizioni, gennaio 2024).
Le persone per bene, chiarisce subito Pellerucci, non sono da confondere né con i perbenisti, né con i buonisti, né tantomeno con i moralisti. Come riconoscerle, allora? Attraverso il possesso di cinque particolari caratteristiche: «La prima caratteristica che identifica una persona che desidera essere per bene è di sapersi porre le domande che mettono in dubbio la sicurezza di esserlo. […] La seconda caratteristica che fa riconoscere la persona per bene è l’elevato numero di libertà di cui sente di poter disporre senza danneggiare in alcun modo gli altri. […] La terza caratteristica di cui gode è la consapevolezza di non essere naturalmente “buona”, ma di aver scelto di esserlo a seguito di una personale conquista. Essere buoni senza avere altra possibilità potrebbe non essere un valore ma un limite, sempre pronto a mostrarsi, in futuro. […] La quarta caratteristica che eleva la persona al bene è il suo equilibrio dinamico, con il quale sa prendere le distanze da quello statico. Essa è sia di destra che di sinistra, sia per l’alto che per il basso, sia per il bianco che per il nero. La persona per bene riesce a cogliere il meglio ovunque si trovi. La quinta caratteristica che la identifica è la capacità di correggersi, imparando dagli errori commessi, a differenza di chi dai propri sbagli impara a trarre beneficio a danno degli altri».
Ma perché dedicare un intero libro alle persone per bene? Lo spiega molto bene l’autore nelle prime pagine del suo saggio multidisciplinare dalla forte tensione narrativa: perché l’umanità è «composta prevalentemente da persone per bene». Ma si tratta di una maggioranza silenziosa per vocazione e, soprattutto, silenziata da un’industria dell’informazione che, con rare eccezioni, predilige le cattive alle buone notizie, le azioni malvage alle buone azioni, dal momento che, come recita un popolare adagio, «fa più rumore un albero che cade di un’intera foresta che cresce».
Nel suo corposo volume (224 pagine in tutto) Pellerucci racconta anche che l’idea di valorizzare le persone per bene gli è venuta nell’agosto del 2015, quando per la prima volta, mentre era «”sconquassato” dal quotidiano bombardamento di notizie infauste, violenze, soprusi, omicidi, truffe, corruzioni, tradimenti, sversamenti inquinanti, incendi dolosi e furberie di altro tipo», è «riuscito ad alzare il velo che gli era calato sugli occhi», rendendosi pienamente conto che la vita di tutti giorni non corrispondeva a quella sorta di «inferno dei viventi», come lo avrebbe definito Calvino.
Di fronte a quell’inferno, per citare ancora Le città invisibili, c’erano due alternative: «accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più» oppure – ed è la strada coraggiosamente imboccata da Pellerucci – «cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
Da allora, per far durare e dare spazio al ‘mondo delle persone per bene’, sono nati il premio ‘Io sono una persona per bene’, istituito nel 2016, e il libro appena pubblicato, che il 23 marzo sarà presentato a Lecce, nell’ambito di un evento patrocinato dal Comune di Lecce e da Soroptimist International Club Lecce in cui saranno premiate tre persone per bene del territorio: il Presidente dell’U.S. Lecce Saverio Sticchi Damiani, l’oncologa pediatrica Assunta Tornesello e la dirigente scolastica Gabriella Margiotta.
Il mondo delle persone per bene si articola in tre parti: la prima è dedicata alle persone per bene («chi riesce a riconoscere le persone per bene fa il proprio interesse, prima ancora di quello degli altri») e alla società del bene («Una società di persone per bene cresce sulla competenza empatica nel comprendere le situazioni vissute dagli altri»); la seconda all’economia del bene («Una parte dell’economia vorrebbe continuare a girare in modo lineare, come se questo fosse davvero possibile in un mondo in cui anche le più semplici regole della geometria e della fisica ci spiegano che ciò che non segue un moto circolare è destinato a disperdersi nel vuoto»); la terza e ultima alla sostenibilità («Quello in cui scopriremo che la sostenibilità non rappresenta soltanto un ideale economico, sociale e ambientale, sarà un bel giorno») e allo Stato del bene («Ogni singola persona per bene che sceglie di non occuparsi della cosa comune rappresenta un insuccesso della nostra società democratica»).
Nessuna dimensione della sfera pubblica e privata viene trascurata, insomma, in questo denso, colto e appassionato ‘manifesto del bene’, la testimonianza civile di un ‘rivoluzionario gentile’ («Sarà un bel giorno quello in cui verremo a sapere di essere entrati nell’epoca delle persone per bene e di aver finalmente assistito al trionfo della rivoluzione gentile») che, mosso da un’incrollabile e contagiosa fiducia nell’umanità, vive e interpreta i propri ruoli e le proprie responsabilità come preziose occasioni «per preparare un domani migliore», nella convinzione che «una persona per bene è qualcuno in cammino e non una dimensione da raggiungere. Essa è in ciascuno di noi, seppure siamo noi a non essere sempre in lei: a volte la teniamo in disparte e dimentichiamo quanto sia importante per il nostro benessere».