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Sauro Pellerucci: “Sostenibilità e responsabilità, antidoti culturali ai roghi estivi”.

Il Presidente di Pagine Sì! spa interviene sul susseguirsi degli eventi dolosi che stanno assediando molte zone d’Italia mettendo in ginocchio la prima industria del Paese. “Turismo sostenibile, responsabilità sociale ed educazione alla conservazione delle bellezze, sono potenti argini al malaffare e motori per un sano sviluppo economico”.

Pellerucci, l’Italia in preda ai roghi sembra mettere a “fuoco” tutte le sue fragilità, soprattutto nella tutela del suo patrimonio naturalistico che da sempre è la materia prima della sua prima “industria”, il turismo.

“Turismo sostenibile, mi sento di aggiungere. Questo perché la sostenibilità, così come la responsabilità, sono concetti che dovrebbero appartenere a tutti noi italiani. Noi siamo chiamati ad un ruolo fondamentale: essere i primi custodi di un patrimonio artistico, architettonico e ambientalistico che abbiamo ereditato da secoli e che con grande responsabilità dobbiamo conservare e sviluppare per attrarre turisti da tutto il mondo”.

Sostenibilità e responsabilità: sono questi i due motori per sfruttare al massimo le nostre potenzialità di Paese che è un vero e proprio “giacimento del bello”?

“Sicuramente ci vuole anche il controllo del territorio, che in alcune zone del Paese andrebbe ulteriormente rafforzato. Ma a me interessa aggiungere un altro aspetto chiave: l’aspetto educativo. E’ fondamentale diffondere un’educazione alla responsabilità e allo sviluppo sostenibile, per nutrire questi due ‘motori’ che farebbero schizzare in alto la bilancia commerciale del Paese, creando anche nuova occupazione specie tra i giovani. Una seria politica educativa su queste tematiche, a partire dalle nuove generazioni, ci farebbe superare il ‘peccato originale’ che ci portiamo impresso da tempo immemore: noi siamo un Paese che pensa di conoscersi bene, ma in realtà si apprezza poco”.

Come si conciliano sostenibilità e responsabilità degli individui con le regole che le istituzioni dovrebbero creare e soprattutto far rispettare?

“Prima di dire cosa possono fare gli altri, Stato compreso, per evitare catastrofi ambientali più o meno “naturali” come gli incendi di questi giorni, dovremmo chiederci cosa possiamo fare per primi noi. Viviamo in un Paese che, da un recente rapporto di Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison sulle ‘Geografie del nuovo Made in Italy’, risulta essere al primo posto al mondo come méta ambita per le vacanze degli stranieri. Eppure ce ne dimentichiamo quando siamo chiamati a piccoli gesti quotidiani per salvaguardare questo primato”.

Una visione “romantica”, legata a stereotipi del Grand Tour e del “Viaggio in Italia”, due ‘must’ che hanno affascinato intere generazioni di scrittori stranieri.

“Sono stereotipi positivi, che rappresentano il migliore antidoto all’immagine di spaghetti-pizza-mafia che siamo spesso noi italiani ad incentivare all’estero. Oggi, purtroppo, dobbiamo prendere atto di un’impossibilità di regolare e di educare le persone al rispetto dei beni e della natura, che sono anche alle origini dei roghi dolosi di queste settimane. Di ‘romantico’, inteso in senso nostalgico, c’è ben poco: intere filiere economiche possono entrare in crisi, mentre aree circoscritte lo sono già a causa delle azioni in-umane di taluni singoli individui”.

Sulle sue parole sembra aleggiare quasi un senso di fatalismo se non di rassegnazione…

“Tutt’altro. La società civile deve e può ribellarsi all’accettazione passiva di tali disastri ambientali ed economici, e pretendere che i propri rappresentanti politici reagiscano con equilibrio ma con forza, perseguendo con ogni mezzo lecito chi si macchia di un tale delitto contro l’umanità, la capacità di produrre reddito sostenibile e di abitare le zone che vivono un progressivo spopolamento a causa delle incertezze che incombono su di esse”.

Siamo sempre un Paese in perenne “emergenza”. Come uscirne?

“L’Italia è già stata messa a dura prova a causa dei disastri ambientali che inevitabilmente la scuotono, come ad esempio le alluvioni ed i recenti eventi sismici che hanno caratterizzato il Centro Italia. Adesso è forse il caso di evitare con ogni mezzo che a questi si aggiungano quelli provocati da mani troppe volte ignote. Lo Stato deve fare la sua parte soprattutto con risposte rapide, presidio forte del territorio, condanne certe per chi delinque e, nel medio-lungo periodo, con l’avvio di una seria politica educativa alla sostenibilità e alla responsabilità. Dal canto loro, i cittadini ‘perbene’ dovranno perseguire sempre di più azioni che vadano verso uno sviluppo sostenibile e responsabile”.

Pubblicato in Ambiente Interviste

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