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Sauro Pellerucci: “Reato ambientale? Crimine contro l’umanità”

Il Presidente di Pagine Sì! spa interviene sul susseguirsi dei roghi che stanno flagellando l’estate italiana e mettendo in ginocchio il turismo di molte zone d’Italia. “Un rimedio? Emanare una legge che parifichi il reato ambientale ad un crimine contro l’umanità”.

Presidente Pellerucci lei è sensibile, e non da oggi, all’argomento della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile. Scriveva nel suo libro “Charlie” del 2003: “Non ettari ma esseri viventi”.

“Il rispetto e la valorizzazione di ogni individuo è la base sulla quale abbiamo sviluppato le attività nel nostro gruppo. Come un bosco non è una semplice sommatoria di ettari, così anche la nostra Digital Company, ‘non è solo un’azienda’, ma una realtà fatta di e da persone, dove l’individualità, dal punto di vista umano e professionale è sempre al centro”.

Gli alberi come individui? Ci spieghi meglio.

“Sì, sono individualità da intendersi come “più che umane”. Quando ci sentiamo responsabili nei confronti di qualcosa o di qualcuno dobbiamo sempre considerare, a livello morale, chi sia il soggetto che abbiamo di fronte. Se fosse un nostro figlio avremmo la responsabilità genitoriale, se fosse un dipendente avremmo quella del datore di lavoro, se fosse un fornitore o un cliente avremmo quelle relative a garantire al meglio i nostri adempimenti professionali nei loro confronti… e fin qui resteremmo nella sfera dei rapporti tra individui. Quando però siamo responsabili nei confronti di soggetti che non sono esseri umani, come un animale o una vegetale, la nostra responsabilità non deve essere inferiore, ma al contrario superiore, perché essi sono soggetti più “indifesi” e noi siamo chiamati a difenderli. Tra i crimini più odiosi è quello che si perpetra nei confronti di esseri indifesi e gli alberi lo sono in massima misura”.

Lei non resta tiepido nei confronti di chi si macchia di certi reati.

“L’argomento non lo consente, non si può restare indifferenti. Chi distrugge il nostro habitat, oltre a commettere un reato e procurare un danno economico alla prima industria del Paese che è rappresentata dal turismo, dimostra di essere estraneo a a ciò che lo rende partecipe della stessa natura umana. Alcune persone si comportano quali cellule tumorali dell’organismo planetario”.

A volte in questi roghi trovano la morte anche gli abitanti della zona.

“Immagino si riferisca alle persone che vivono nel territorio”.

Certo.

“Sì, questo è molto triste, ma non ci dimentichiamo che a causa dei roghi muoiono migliaia di animali e milioni di piante… capisce? Siamo in molti a essere stanchi di ricevere informazioni settarie del tipo: ‘incidente internazionale, nessun nostro concittadino’. Come se la vita o la morte avessero nazionalità privilegiate, diversità di genere, di specie o di stato”.

Vuole dire che la perdita di una vita umana è solo una parte, anche se importante, del dramma che si consuma a causa di un incendio doloso?

“E’ un dramma enorme, l’ho già detto. Non dobbiamo dimenticarci però che oggi è a rischio la vita di tutti, perché gli incendi minano una situazione ambientale che già si presenta più vicina al suo collasso che a un punto di equilibrio. Ogni singola vita vale quanto un’intera umanità; questo principio, nel caso dei vastissimi incendi boschivi, è molto vicino alla fine”.

Quindi, quali rimedi?

“E’ tempo di riconoscere il reato ambientale come un attentato all’intera umanità, come un atto privativo, non soltanto della vita degli individui ma di milioni di esseri viventi, tra i quali si trovano anche le donne e gli uomini che ci stanno leggendo”.

Pubblicato in Ambiente Interviste

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