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Presente!

Signor Primo Ministro,
non so se lei sappia e ricordi, ma negli anni novanta poteva esserci un motivo di profonda polemica intorno alla vendita delle Acciaierie di Terni, ex-ILVA.

Il prezzo concordato, ritenuto molto favorevole per gli acquirenti privati, avrebbe dovuto sconsigliare la conclusione dell’affare ma il venditore, lo Stato, e gli altri portatori di interesse vedevano convergere in maniera eccezionale le rispettive volontà. Veniva garantita la continuità aziendale e l’apertura a nuovi scenari; era così importante se, in cambio, la collettività tutta doveva rinunciare a parte del reale valore dei beni ceduti? La decisione fu presa, ed in fretta, e la proprietà passò alla multinazionale tedesca.

Oggi accade che un gruppo industriale finlandese, partecipato dal governo scandinavo, paese notoriamente progressista e socialmente responsabile, acquista dalla multinazionale tedesca la proprietà delle Acciaierie di Terni. Prima dell’atto di acquisto i finlandesi dichiarano la centralità delle stesse come fondamentale per la complementarietà territoriale e produttiva che garantiscono, tanto da portare gli stessi acquirenti a declassare altri stabilimenti, tedeschi, al rango di complessi industriali non strategici.

Siamo nell’Europa unita dagli interessi contrastanti, evidentemente, perché ben presto, talmente presto da poter interpretare l’intera vicenda anche in una diversa ottica, i finlandesi rispondono all’intimazione di un dietrofront (in tedesco Kehrtwendung) e propendono per una soluzione strategica alternativa, quella di mantenere gli stabilimenti tedeschi a discapito di altri siti produttivi, in particolare di quello di Terni.

Non può sfuggire a nessun osservatore il fatto che l’azienda cedente è tedesca e che la Germania possa, in questi tempi di magra finanziaria, “indirizzare” alcune scelte “politiche” dell’economia; scelte che però, in un’Unione, non dovrebbero mai travalicare un confine, quello che ci fa entrare nel territorio di una natura predatoria.

In seno alla Commissione Europea è gestito un potere rilevante, ben conosciuto dal nostro attuale “Primo Ministro”, del quale è stato Commissario, l’Antitrust. Questo organo comunitario opera affinché il mercato non diventi oggetto per pochi, perché non si concentri il potere di indirizzarlo su di un unico o su pochi soggetti.

La legge, si sa, nasce per regolamentare la società civile, garantire dei diritti ed imporre dei doveri, ma può anche venire usata per scopi diversi, non voluti o non previsti dallo stesso legislatore; può anche essere usata per indirizzare eventi che non portano ad una tutela dei diritti di tutti ma che al contrario permettono il vantaggio per pochi.

L’Antitrust comunitario non deve essere utilizzato per incoraggiare gli interessi prettamente localistici tramite politiche industriali che asservono interessi privati, né rappresentare il casus belli sul quale incentrare la giustificazione di un chiaro tentativo di razzia tecnologica, di scippo lavorativo, da attuare tramite espianto degli organi produttivi vitali per Terni.

Se la vendita delle Acciaierie di Terni attuata sul finire del secolo scorso a prezzi “da tanto al chilo” si concludesse con il trapianto della struttura industriale acquistata e se la motivazione di questa necessità passasse come “evoluzione del mercato” voluta da un ente comunitario, allora, di certo, sembrerebbe compiersi un disegno molto articolato che vede l’Antitrust europeo implicato con un ruolo da protagonista e totalmente fuori luogo.

Resta da chiederci se il “Primo Ministro” italiano, ex-Commissario all’Antitrust europeo, non possa e sappia opporsi con la forza della propria competenza a questo disegno che rischia davvero di sforare la propria cornice ed i limiti impostigli dal quadro legislativo vigente.

Mi permetto, in ultimo, di segnalare a tutta la comunità che la legge si interessa anche di ben altri diritti dei cittadini, oltre a quelli di esclusivo interesse dell’Antitrust. La tutela della salute, la tutela dall’impatto ambientale e l’obbligo di bonifica dei “segni”, lasciati potenzialmente da oltre un secolo e mai prescritti perché portatori di danni presenti, vengono prima di qualsiasi diritto alla concorrenza ed addirittura prima del diritto di proprietà, specie se di mezzi di produzione che possono rappresentare gli strumenti probatori di attività ancora da accertare.
È noto a tutti che il Gruppo Riva a Taranto rischia di lasciarci le penne, non penseranno mica di portare via le nostre amate ciriole da Terni!

Il libero mercato non si ottiene facendo chiudere le industrie dopo averle depredate del loro valore, svuotandole dall’interno, ma stimolando un dialogo vero, ad un livello più alto, in pari dignità tra pari.

A Terni vi sono professionalità elevate; potrebbero esservi le condizioni per poter interrompere il gioco al ribasso iniziato da troppi anni e dimostrare che lavorare con noi rappresenta un vero affare.

Il Governo nazionale non faccia finta di non riconoscere una regia nella gestione di questa vicenda, di non vedere il tentativo di difendere precisi interessi particolari e non italiani.

La città reagisca senza stizzirsi, trattenendo a sé il valore del proprio secolare lavoro, in maniera trasversale ma organica, senza inutili personalismi.

Infine una giustificazione per questo mio improvviso, e non premeditato, spunto interventista.

Mi permetto di trattare questo argomento, così importante per la vita di ciascun cittadino di Terni, con la consapevolezza di chi conosce le strette maglie della rete strutturale che regge ogni tipo di organizzazione. Qualsiasi organizzazione, prima di essere produttiva, deve garantire la convivenza civile e la crescita umana di ogni persona coinvolta.

Ritengo che le migliori organizzazioni umane siano innanzitutto umane, appunto, prima che politiche, aziendali, associative o di qualsiasi altro genere.

Pubblicato in Lettera aperta

5 Commenti

  1. Roberto Campanella Roberto Campanella

    Sauro, mi congratulo per la tua iniziativa e voglio dire anch’io presente! Ancora una volta siamo a discutere di risorse sprecate, scenari foschi. In Italia ci siamo sottratti alle sfide dei mercati globali, la strategia industriale di questo paese non è di cercare sviluppo e impresa ma quella di monetizzare prima e piu’ possibile. Abbiamo svenduto di tutto, siamo stati terreno di conquista ed ora purtroppo di macerie. Non possiamo accettarlo. Questa crisi ci offre opportunità di ripensamento, spero ci consenta di fare scelte migliori in futuro. Dobbiamo trovare assolutamente un modo diverso di valorizzare le nostre capacità, dobbiamo saperci impegnare, difendere e proporre con rinnovata forza. La tua iniziativa ne è un esempio.

  2. Pietro Calisti Pietro Calisti

    Concordo con il contenuto dell’intervento e con la sua conclusione. E’ opportuno che noi cittadini prendiamo coscienza di quanto avviene.

  3. Nika Design Nika Design

    Grazie di cuore, a nome della cittadinanza e di tutti i lavoratori coinvolti.

  4. Marco Presta Marco Presta

    Un intervento come s’era visto fare solo da Della Valle, per andare al centro dei problemi senza tante chiacchiere. Non so se ho ben capito l’incipit ma quando venne ceduta l’acciarieria dalla comoda pancia dello stato ai tedeschi furono tutti d’accordo, forze politiche e sindacali. Forse era quello il momento da fare barricate ma c’era di mezzo Agarini, la Ternana e tutti hanno lasciato correre. Ora Pellerucci ripuntualizza la situazione ottimamente. Speriamo che tutti si muovano nel verso giusto.

  5. Francesco Ferracci Francesco Ferracci

    Finalmente un intervento civico coraggioso e corretto. I mali della nostra città, vengono da lontano, favoritismi politici della prima Repubblica che la seconda é riuscita a surclassare sotto gli occhi di una cittadinanza assopita e una magistratura amministrativa ridicola (ma la corte dei conti chef controlla?) e giudiziaria ancora ubriaca dei successo di tangentopoli, sono tutti debiti e danni che noi non possiamo pagare ma che lasciamo ai nostri figli e nipoti. Siamo complici della distruzione di enormi potenziali umani sociali ed economici, ma almeno qualcuno inizia a sollevare la testa ed a usarla.

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