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L’utile, il disutile e il volontario

Italia, erede di generoso lascito testamentario, cresce in un periodo turbolento diventando una risoluta e risorgimentale giovane adulta. Gli eventi traumatici avvenuti durante il secolo breve la traviano ma non ne fiaccano la forte tempra almeno fino a che essa non viene offesa dai suoi stessi figli che l’abbandonano, ormai spenta e senile, mentre si trascina appena oltre la soglia del nuovo millennio. Oggi, stranita e spaventata, si risveglia dimentica di se stessa e decisa a non volersi riconoscere.
Eppure, se solo si volesse osservare, troverebbe ancora in sé stimoli e soluzioni. Le sue città sono espressione di una positività storica e antica, generata dall’entusiasmo e propagata dall’emulazione. Esse sono il frutto di sfide proposte con passione da individui visionari e affrontate da comunità desiderose di accedere a nuove realtà, per se stesse e per i propri discendenti. Artisti e imprenditori, politici e mecenati, volontari, salariati e stipendiati. Cittadini e immigrati, padri e madri, proletari e single. Noi tutti, antichi e moderni, pubblici e privati, modifichiamo quotidianamente ciò che contiene le nostre storie.
Oggi prende avvio Il Concorde, la rubrica settimanale dalla quale proporre alcune istruzioni per l’uso utili a districarsi in questo tempo presente, dominato da cambiamenti così repentini da convincerci che l’unica certezza sembrerebbe essere l’esistenza pervasiva di una diffusa incertezza.
Gli effetti delle incertezze sono talmente vividi e quotidiani da rendere assuefatti anche i nostri sensi, ormai diventati testimoni di una ineluttabile estraneazione. Certezze che parevano inamovibili vengono messe in discussione e possono, nel volgere di pochi istanti, venire rimosse, cancellate. Convinzioni di una vita, puff, svanite o relativizzate.
Questo è l’effetto di un cambiamento che parrebbe epocale: è la crisi di un modello di vita che siamo stati tentati di credere eterno.
Occorre, ora, che io usi correttamente le parole e che voi le leggiate con altrettanta attenzione. Il termine crisi nel greco antico aveva il significato di scelta, in cinese quello di punto cruciale. Il nostro presente è quindi il frutto delle scelte cruciali effettuate nel passato; il futuro sarà il prodotto del desiderio e del coraggio di scegliere, bene, oggi.
Per scegliere occorre saper osservare. Quando percorro le vie delle nostre città, quando vivo i nostri parchi, quando varco la soglia del mio luogo di lavoro o quando esco di casa alla ricerca di esso… quando inizio, comunque, il mio peregrinare giornaliero, scelgo di guardare la mia città come se fosse la prima volta. Non è una scelta banale ed è utile per capire in cosa posso esserle utile, perché lei è la mia città e io sono suo cittadino, ci apparteniamo.
Gli occhi di un contadino che cura amorevolmente il proprio orto si posano grati sul frutto del suo lavoro. Un giardino curato, un albero potato, una rotatoria ordinata, un’aiuola pulita, catturano lo sguardo e restituiscono molto di più di quanto ricevuto da una mano attenta e volontariamente attiva per scelta. Se ciascuno agisce da responsabile del benessere di noi altri, tutti saremo benestanti, senza ulteriore e critica distinzione.
La scelta di un solo uomo può determinare il bene di tutti: questa è la certezza che stimola l’Uomo che è in noi e che ci accompagna ogni giorno.
Buona Giornata.

Sauro Pellerucci

Pubblicato in Politica italiana

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